Parliamo di famiglia

27 Gennaio 2018

Per non dimenticare

Continuiamo a ricordare gesti e parole che papa Francesco ci ha donato durante la sua visita pastorale a Milano avvenuta il 25 Marzo 2017. In quei giorni ha incontrato i sacerdoti e i consacrati.

Non temere le sfide

Una delle prime cose che mi viene in mente è la parola sfida .... Ogni epoca storica, fin dai primi tempi del cristianesimo, è stata continuamente sottoposta a molteplici sfide. Sfide all’interno della comunità ecclesiale e nello stesso tempo nel rapporto con la società in cui la fede andava prendendo corpo.... Non temere le sfide. Ed è bene che ci siano, le sfide. È bene, perché ci fanno crescere. Sono segno di una fede viva, di una comunità viva che cerca il suo Signore e tiene gli occhi e il cuore aperti. (Papa Francesco)

La sfida è un invito provocatorio a misurarsi con il nuovo.

Le novità, i cambiamenti ci sfidano ogni giorno. Per citarne alcuni, si pensi al mondo del lavoro con tutte le sue problematiche, alla società che va caratterizzandosi come società multietnica, multiculturale, multireligiosa, al relativismo morale, alla crisi culturale e sociale della famiglia, all'emergenza educativa dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, al culto dell'individualismo a scapito della socialità e della comunità, alla costante ricerca di costruirsi un'immagine personale basata più sull'apparire che sull'essere, alla svalutazione dei reali rapporti interpersonali.
Anche le sfide che dobbiamo affrontare nella vita personale sono molte. Ogni fase della nostra esistenza ci pone di fronte alla necessità di superare fasi difficili, momenti di transizioni, eventi inaspettati.
Papa Francesco ci invita a non avere paura delle sfide perché sono segno di una fede viva e una possibilità di crescita. Fede, speranza e amore sono le dimensioni, le componenti che ci occorrono se vogliamo accogliere le sfide. E per imparare ad affrontare le sfide, a non avere paura dell'impegno, ad avere speranza e amore occorre avere un Maestro che ci educhi: Gesù. Nella sua vita terrena Gesù ha sfidato l'emarginazione fisica, sociale e religiosa; il suo messaggio di riconciliazione lo ha predicato a tutti: pubblicani, prostitute, peccatori e persone di ogni genere. Gesù ha sfidato i potenti invitandoli a convertire il proprio cuore e a non opporsi al Regno. Ha sfidato ogni forma di male e le potenti forze negative con il bene, l'amore e la compassione. Ha sfidato la mentalità del tempo per promuovere un bene più grande e per far conoscere il vero volto del Padre di tutti. Ed è rimasto fedele alla sua missione anche quando veniva deriso e abbandonato, accettando liberamente la morte in croce. E da lui siamo invitati collaborare alla sua opera di rendere giuste le nostre relazioni con Dio, con gli altri esseri umani e con la creazione.

Le sfide della famiglia

La sfida dell'amore per sempre

L'amarsi per sempre è la sfida dell'amore cristiano. Come si chiede a Dio: dacci oggi il nostro pane quotidiano, così le coppie possono chiedere: dacci oggi il nostro amore quotidiano (papa Francesco).

Molte coppie oggi sono dubbiose e incredule che formare una famiglia sia una cosa bella e che, soprattutto, sia possibile formare una relazione per sempre. D'altra parte, le donne e gli uomini di oggi sono cresciuti in un contesto dove tutto viene consumato in modalità usa e getta, avvolti dalla cultura del provvisorio e da una società che sempre più insegue l'attimo, il cambiamento, il sempre nuovo. Vivono la paura dell'impegno, soprattutto se è per tutta la vita. L’amore di un uomo e di una donna, sposati nel Signore, incarna l’immagine della tenerezza di Dio. Si ama come ama Dio, per sempre. Accogliere e testimoniare oggi un amore per sempre ci vuole coraggio. Forse è il più grande gesto controcorrente della società attuale. Ma se è vero che la struttura e la forma della famiglia sono mutate e mutano, resta però sempre decisivo e, in un certo senso immutabile, il vivere la famiglia come una realtà caratterizzata da relazioni di amore che diventano storia e che legano in alleanza tra loro un uomo e una donna e, nel contempo, le diverse generazioni. La famiglia dunque non va solo letta nella storia, ma va anche letta come amore che diventa storia, che si fa storia. Per gli uomini la famiglia è storia: storia possibile di un inizio, di un’alleanza, di un perdurare nel tempo.

La sfida educativa

Una certa pedagogia dominante in questi ultimi quarant’anni ha ridotto progressivamente l’educazione a mera socializzazione, nonché a trasmissione tecnica di saperi e di particolari abilità. In questo modo ci siamo come dimenticati della vera posta che è in gioco nell’educazione: un ideale di umanità, un ideale antropologico, tutta una tradizione, una storia, che ci interpellano e di cui dobbiamo farci carico, ognuno con la propria libertà. All’origine di un corretto intervento educativo sta la concezione umana e cristiana che ogni individuo è un essere originale, irrepetibile per la sua vocazione personale, per i doni tipici della sua personalità, per il suo più profondo desiderio. Il compito educativo, che può definirsi come cura responsabile, si fonda sull'amore e l'educazione è una forma d'amore...e dura per sempre. In questo processo non si possono certo trascurare gli stimoli dell'ambiente circostante ma i genitori hanno la responsabilità di scegliere i luoghi che svolgono e completano la formazione dei figli. Genitori attenti sanno essere per i loro figli anche i primi maestri della fede e assecondare la vocazione propria di ognuno. Genitori affidabili, credibili in quanto muniti dell’autorevolezza dovuta alla loro coerenza tra il dire, il vivere e il sentire, possono trasmettere la fiducia ai figli; possono preparare il terreno, predisporre tutto affinché la fede da loro trasmessa ai figli come fiducia forte, come capacità di credere, possa accogliere il dono di Dio, la fede che Dio dona a chiunque prepara il suo cuore a ricevere il suo dono.

La sfida della comunione

La comunione tra le persone non può prescindere da un'autentica comunicazione. La famiglia è il luogo privilegiato del comunicare, là dove si apprende a parlare in un clima di affetto e di protezione. In realtà oggi non sempre l'atmosfera può essere idilliaca; in realtà la vita è spesso più dura. Si deve correre ancora assonnati al mattino per andare a lavorare, per ritrovarsi, poi, stanchi alla sera, di fronte allo stordimento delle immagini televisive. Inoltre la virtualizzazione della società si fa sentire in molti aspetti della nostra vita quotidiana: nel nostro mondo si è sviluppata moltissimo la comunicazione virtuale, on-line o comunque non dal vivo. In questo modo si perde da un lato la socialità più conviviale, dall’altro la capacità di decidere e creare la forma del mondo in maniera condivisa.
Quale sfida? Quella di saper gustare ogni attimo della vita familiare, mettendo al centro il piacere del rapportarsi. Da questo il senso ed il valore della famiglia come comunità di persone, tutte compartecipi di un'accomunante affetto e solidarietà, tutte legate da quel filo di reciproco aiuto e comprensione, che permette di affrontare le difficoltà ed i disagi dell'esistenza, ma anche di condividerne le speranze e le gioie. Persone che vivono la volontà i mettere in comune non solo i sentimenti, ma anche i progetti ed i destini, nella consapevolezza che ciascun membro non è tale senza la presenza di tutti quelli che fanno parte della comunità familiare. La comunicazione familiare può così diventare comunione, è scuola di comunione. Testimoniando ciò, la famiglia mostra i suoi diversi aspetti di fecondità, mostra il suo modo di essere nel mondo.


3 Novembre

Per non dimenticare

Vogliamo qui iniziare a ricordare gesti e parole che papa Francesco ci ha donato durante la sua visita pastorale a Milano avvenuta il 25 Marzo 2017. Grandi emozioni quel giorno ha suscitato in tutti noi; ma le emozioni si attenuano e svaniscono ed il rischio è quello di lasciare questa esperienza, bella ed entusiasmante, in un cassetto della nostra memoria come una delle tante vissute. Riteniamo quindi importante soprattutto riprendere e riflettere insieme su alcune parole e gesti di Francesco per poter incarnare, nella vita quotidiana della famiglia, il dono che ci ha lasciato affinché ci possano aiutare a vivere sempre meglio lo stile della famiglia cristiana.

Il Papa visita una periferia di Milano (quartiere Forlanini)
...è la premura, la sollecitudine della Chiesa, che non rimane nel centro ad aspettare, ma va incontro a tutti, nelle periferie, va incontro anche ai non cristiani, anche ai non credenti...; e porta a tutti Gesù,che è l'amore di Dio fatto carne, che dà senso alla nostra vita e la salva dal male..(papa Francesco)
L'uso più frequente del concetto periferia riguarda la geografia e l'organizzazione urbana. Le grandi città sono note e vengono apprezzate generalmente per ciò che possiedono di eccezionale, magari addirittura di unico. Le amministrazioni locali tendono a far conoscere e sviluppare ciò che è particolarmente qualificato e importante, che dà peculiare significato e valore. Questo è abitualmente concentrato nel cuore della città. L’opposto del cuore della città è mostrato dalla periferia, che costituisce nella migliore delle situazioni una realtà di funzioni senza splendore, senza vitalità e colore, e nella peggiore, il luogo dell’assenza di qualità o della carenza di servizi, del degrado, dell’insicurezza. Un quartiere o una città ha sempre una periferia intorno. Ma la periferia può essere anche simbolica, esistenziale e, come dice il papa, esistono le periferie esistenziali, le periferie del cuore.

Le periferie della famiglia
Anche la famiglia non è esente da questa realtà: ci può essere qualcuno che si è posto in periferia per fragilità o problemi di salute o lavorativi o è finito in periferia perché gli altri componenti non sono stati sufficientemente attenti o sono più concentrati su di sé dimenticando l'altro. La società ipermoderna in cui siamo immersi, ci propone come essenziale per la vita il culto di se stessi, dell'autodeterminazione, cancellando l'alterità e la sua dipendenza dall'altro; è il nuovo comandamento sociale: io e la mia realizzazione al centro, l'altro in periferia. Si vive così concentrati su di sé che ci si accorge dell'altro solo nel caso in cui serve. La vita familiare e di coppia non mi vede coinvolto, non mi vede partecipe e spendere tempo, ascolto ed energie, ma al contrario mi vede prendere o pretendere ciò di cui ho bisogno senza badare all'altro. Anche la vita dei figli diviene secondaria, periferica: sarà l'altro a pensarci, io sono troppo occupato. Accorgersi dell'altro e dei figli, essere coinvolto nella loro vita, ascoltare e accogliere diventa quasi un pericolo perché poi tutto ciò mi chiede una risposta. Ripiegati come siamo su noi stessi, il nostro io diventa il primo grande e insidioso idolo a cui la nostra vita si consacra sperando nella vita piena; ci sentiamo al di sopra degli altri e vediamo le situazioni e le persone dall’alto del trono della nostra presunzione; ma è proprio questo idolo che ci farà morire, perché senza l'altro io non esisto. A volte però può succedere il contrario: l'altro che, per sue sofferenze, si pone ai margini nonostante le nostre attenzioni; figli che per le loro problematiche di crescita si autoescludono dalla vita familiare nonostante le nostre cure e sono motivo di preoccupazione. Dunque le periferie esistenziali della famiglia sono luoghi in cui c'è sofferenza, luoghi in cui si vive in solitudine nonostante si stia insieme, luoghi in cui c'è più bisogno di amore.

Tu al centro del mio cuore
La famiglia è al centro del cuore di Dio, Egli l’ha creata per il benessere di ogni essere umano, sua creatura e suo tesoro particolare. La famiglia è il più potente luogo di ristoro esistente sulla terra, è la cosa più bella, l’istituzione più santa che Dio ha creato e nella quale ha stabilito ogni sorta di benedizioni. La famiglia è il luogo dove si vive un amore senza misura e l’amore più grande, che noi cristiani chiamiamo carità, o comunione, è quando ognuno conserva accesa in sé la fiamma del cuore dell’altro, come se il cuore dell’altro ci appartenesse quanto il nostro, come se il desiderio d’infinito dell’altro ci fosse caro quanto il nostro. Può dire di amare colui che resta pago, quando la persona che si dice di amare è in pena? Può dirsi bruciato dall’amore chi non conosce la cura dell’altro a prezzo della propria dimenticanza? Può lo sposo dirsi animato dall’amore se non è in grado di vegliare carezzando la sua sposa, mentre vive ogni tipo di dolore, nel corpo e nel cuore?
Vivere un amore così grande non è facile per noi uomini segnati dal peccato ma ci viene in aiuto il Vangelo; è il Signore Gesù a indicarci di quale amore dobbiamo essere portatori e quale stile ci deve animare. Gli incontri con uomini, donne e bambini, le guarigioni che ha operato, ci fanno capire quanto il suo amore, per l'uomo posto in periferia, ha permesso di riportarlo al centro.
Dicevano gli antichi teologi: dove regna l'amore, lì vi è uno sguardo che sa andare oltre l'immediato e amare con il cuore. Il potere dell'amore non divide, non mi impoverisce ma mette insieme, di più, mette l'altro sempre al centro delle mie attenzioni. Scoprirò così di essere molto più vivo e realizzato come uomo quando dono Amore, quando faccio spazio all'altro riconoscendone il valore. Contemplando l'amore di Gesù e la sua parola, noi possiamo essere trasformati mettendo in pratica questo amore disinteressato:

  • innalzando preghiere di ringraziamento e di lode;
  • pregando per i propri familiari e benedicendoli anche quando hanno un carattere difficile;
  • manifestando in casa la propria trasformazione, dando l’esempio di come può cambiare il modo di pensare, di parlare, di agire, e di come questo produce benessere per tutti;
  • manifestando ai propri familiari stima e affetto, anziché orgoglio ed egoismo.

Siamo chiamati ad essere custodi dell'altro, ad essere prossimo all'altro, a chinarci con amore materno e spirito paterno verso l'altro perché in lui si trova sempre il volto di Gesù. Parafrasando le parole di Paolo: senza l' amore la fede è vana, la fede del cristiano è accompagnata dall'amore, la fede opera per mezzo dell'amore. Una famiglia dove regna un amore così, scardina il concetto geografico e simbolico di periferia: tutti siamo al centro!
Questo amore ci permetterà anche di guardare con occhi attenti famiglie che riconosciamo essere in periferia, di accoglierle e porle al centro della nostra comunità parrocchiale così come papa Francesco ci invita a fare come Chiesa.


2 Aprile 2017

Via Crucis

Venerdì 31 marzo la Commissione Famiglia ha curato la preparazione della Via Crucis quaresimale.
È sembrato un interessante servizio alla comunità offrire la possibilità di scariacre il libretto fornito con le letture bibliche e le riflessioni.
Per vedere e scaricare il libretto clicca qui.


2 Aprile 2017

Accoglienza nel quotidiano

Con questo scritto si vuole offrire alla coppia una riflessione sull'accoglienza. Alcuni spunti sono stati proposti anche in occasione della festa della famiglia.
Gli sposi, il giorno del loro matrimonio, si scambiano reciprocamente davanti a Dio, la promessa di accogliersi ogni giorno. Nella coppia, divenuta “una carne sola”, Dio abita pienamente. Grazie alla tenerezza che gli sposi si scambiano, attraverso la fatica e la gioia feriale dello scegliersi ed accogliersi ogni giorno, nel perdono che mettono in circolo nella loro relazione e nella cura reciproca fino alla consumazione dei loro giorni, il Padre lascia intravvedere le proporzioni dell’amore appassionato che nutre per ciascuno di noi. Nella Scrittura, quando ha voluto dipingere i contorni dell’amore per il suo popolo, Dio ha intinto il pennello nei colori dell’amore umano e della sponsalità.
In un mondo dove si ricerca la soddisfazione del proprio io, il sensazionale, l'eccezionale, il vivere esperienze sempre più forti e dove la quotidianità del fare sempre le stesse cose fa paura e viene vissuta come monotonia e noia, gli sposi, con la loro vita, possono sottolineare l'eccezionalità della quotidianità. I piccoli gesti di accoglienza che si ripetono nel tempo, tengono viva la relazione e alimentano l’amore. Il vivere le cose di ogni giorno nello spirito dell'accoglienza dell'altro non è qualcosa che si può pretendere ma è qualcosa che si sceglie di dare. Se si ricerca il significato della parola "accoglienza" troviamo i seguenti verbi: ricevere, ospitare, accettare, esaudire, includere. Sono tutti verbi che implicano un attivarsi, un "uscire da sé", un "dare spazio", un "riconoscere".
Gli sposi che scelgono di impegnarsi ogni giorno a cogliere, a valorizzare e a vivere, nella giornata, piccoli momenti che possano esprimere all’altro l’importanza di "esserci per te" e di "esistere per te", diventano segni visibili dell'amore.
Quali gesti noi sposi potremmo vivere per essere segni d'amore? Ecco qualche spunto di riflessione:
Al mattino, il salutarci ad esempio con un bacio, è un modo per iniziare insieme la giornata sapendo che l’altro ti è vicino e ti ama per quello che sei. Il preparare o predisporre l’occorrente per la colazione è un semplice gesto che comunica però servizio e cura. L’essere disponibili insieme alle necessità dei figli e l’essere solidali, anche se non sempre la si pensa allo stesso modo negli interventi educativi, è importante per renderci coppia più forte e unita e per sentirci entrambi responsabili della vita familiare.
Il ritagliarci piccoli spazi durante la settimana per una passeggiata o per parlare di noi, è per non farci sopraffare dai mille impegni che finirebbero per inaridire il rapporto. Il saper rinunciare a qualcosa di proprio, senza necessariamente esplicitarlo, è un modo per essere disponibile alle necessità dell'altro. Il ritrovarsi a cena e raccontarsi la giornata trascorsa è fare partecipi tutti dei momenti vissuti: non si condivide semplicemente una cena, ma la vita delle persone della famiglia. Il concludere la giornata ancora con un bacio o con un saluto e soprattutto senza rancore (mai addormentarsi senza aver risolto qualsiasi questione causa di litigio) è il più bel modo di ringraziare l’altro di esserci stato accanto durante la giornata.
Sono piccoli gesti che però ci allenano a tenere a bada il nostro “io” sempre troppo invadente, che ci aiutano a “farci un po’ più in là” a “restringerci” lasciando spazio a chi ci è vicino, che ci aiutano ad imparare ad ascoltare il bisogno di amore che l'altro e i figli comunicano. Si perché l’essere accolto, ascoltato e amato è il primo bisogno dell’uomo, fondamento per imparare ad accogliere ascoltare e amare. È l’insegnamento più grande di Dio che con il suo farsi neonato ci ha chiesto di accoglierlo; è l’insegnamento di Gesù che con la preghiera del Padre Nostro ci esorta a chiedere al Padre di accoglierci con i nostri peccati e le nostre fragilità.
Papa Francesco: vivere insieme è un'arte, un cammino bello e affascinante. Non finisce quando ci siamo conquistati l'un l'altro...anzi è proprio allora che inizia. Ed è proprio allora che inizia l'eccezionale cammino del quotidiano, silenzioso, senza telecamere, senza microfoni, ma che permette di crescere in umanità e di dare senso e significato alla vita dell'uomo.
Un padre ha scritto della propria famiglia:
La mia famiglia è il mio tesoro più grande e il mio posto nel mondo. Noi siamo reali, commettiamo errori, chiediamo perdono, offriamo opportunità, portiamo pazienza e ci vogliamo bene. Loro sono la mia casa, il mio angolo immenso in cui potrò rifugiarmi per sempre. La mia famiglia è il fazzoletto che asciuga le mie lacrime, mi accarezza l'anima. È casa mia, il luogo che mi protegge, il posto che sa di infanzia e maturità, di crescita, di insegnamenti, di ostacoli superati insieme. Tra i suoi abbracci e i suoi baci si trovano tutte le risposte ai miei cosa, dove, come e perché. La mia famiglia è la fonte di calore in cui si forgiano i miei valori ogni giorno, dove si modella il mio modo di sentire. La mia famiglia è composta da persone che profumano di qualcosa che non si può descrivere e a cui appartengono tutte quelle cose che non si possono raccontare. A loro devo i miei segreti più preziosi, i miei maggiori sforzi e i miei sorrisi più grandi. A volte ci troviamo ad affrontare momenti in cui si spezza, eppure la mia famiglia resta sempre la mia origine e il mio destino. Un gruppo di persone imperfette che riescono a lottare insieme contro qualunque cosa ci aspetti, che sia il vento o la marea. Perché uno dei principali valori della mia famiglia è il sostegno incondizionato, l'affetto che si respira, è l'amore: l'atmosfera dolce degli abbracci in cui ci rifugiamo e dei cuori che intendiamo proteggere.
Con l'augurio che le coppie di sposi della nostra comunità possano crescere nell'amore e possano anche loro trovare senso e significato ai loro giorni per fare proprie le parole di questo padre.


5 febbraio 2017

39ª Giornata nazionale per la vita
PRENDERSI CURA DEI PICCOLI E DEGLI ANZIANI
Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta

I bambini e i nonni, il futuro e la memoria. Per Papa Francesco il sogno di Dio si realizza nella storia con la cura dei bambini e dei nonni. I bambini “sono il futuro, sono la forza, quelli che portano avanti. Sono quelli in cui riponiamo la speranza”; i nonni “sono la memoria della famiglia. Sono quelli che ci hanno trasmesso la fede. Avere cura dei nonni e avere cura dei bambini è la prova di amore più promettente della famiglia, perché promette il futuro. Un popolo che non sa prendersi cura dei bambini e dei nonni è un popolo senza futuro, perché non ha la forza e non ha la memoria per andare avanti”.(Dal Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 39a Giornata Nazionale per la vita).

Prendersi cura dei piccoli. Da molti il termine cura viene definita arte. Nella definizione di arte si trova un intero universo di significati. Il prendersi cura è un atto creativo, è un gesto che modifica ciò che esiste generando bellezza. È un atto rivoluzionario che modifica con i colori dell'accoglienza, dell'attenzione, dell'ascolto, dell'amore, il mondo di oggi, così grigio, indifferente, egocentrico.
Il prendersi cura dei piccoli si traduce in gesti, in un'attenzione continuamente centrata sull'Altro da sé. La fragilità di chi mi sta accanto è un dono da accogliere e custodire. E Madre Teresa di Calcutta ben ce l'ha testimoniato: la cura sorge solo quando l'esistenza di qualcuno ha importanza per me. Cura significa allora premura, sollecitudine, diligenza, zelo, attenzione, delicatezza. Ci troviamo di fronte ad un atteggiamento fondamentale, di un modo di essere mediante il quale la persona esce da sé per trovare il suo centro nell'altro con affetto e sollecitudine. E l'atteggiamento di cura può provocare preoccupazione, inquietudine e senso di responsabilità. Così, ad esempio, diciamo: questo bambino è oggetto di tutte le mie cure.
Il grande poeta latino Orazio poteva osservare con finezza: La cura è compagna permanente dell'uomo. Che vuol dire: la cura accompagna sempre l'uomo perché questi non smetterà mai di amare e di prendersi cura di qualcuno e non smetterà mai di inquietarsi per la persona che ama. Se non fosse così, non si sentirebbe coinvolto con essa e mostrerebbe negligenza e non-cura per la sua vita e per il suo destino. Al limite manifesterebbe indifferenza, che è la morte dell' amore e della cura.
Ma cura è anche protezione; il significato della parola protezione è coprire; coprire perché nulla faccia male. Le nostre case, i vari luoghi in cui si pratica l'arte della cura, devono essere luoghi di protezione. Non campane di vetro sotto cui riparare dalla vita, ma luoghi in cui la presenza degli altri rende più forti, più capaci di reggere l'urto, di affrontare le paure, i turbamenti, il possibile disagio che inevitabilmente si incontrerà lungo la via.
I bambini “sono il futuro, sono la forza, quelli che portano avanti. Sono quelli in cui riponiamo la speranza” (Dal Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 39a Giornata Nazionale per la vita). La speranza, anch’essa, è una responsabilità individuale e comune; è una virtù, quindi un’arte di vivere. La speranza ci invita a non darci per vinti, a non rinunciare, ad accettare ciò che oggi è reale, ma non in maniera passiva: a trasformarlo, a dargli vita e respiro, specie quando ci pare di averla persa. La speranza è intima e vicina al coraggio.
"Ogni bambino che viene al mondo è speranza che si accende. Il bambino infatti segna in questo mondo l'inizio di una vita nuova, è l'aurora che anticipa una vita da vivere in pienezza. Creature di Dio, i bambini sono stati creati per questo futuro della creazione uscita dalle mani di Dio. E dobbiamo accoglierli ed accettarli proprio in questa dimensione trascendente in cui essi vivono e nella quale possono svilupparsi...In ogni bambino viene al mondo qualcosa di nuovo ed è proprio questa vita che si rinnova a confermarci il regno della pace e della vita vissuta in pienezza". (J. Moltmann)
Il bambino è l'eterno Messia che ritorna continuamente fra gli uomini decaduti al fine di condurli al regno dei cieli e come Maria, ci è chiesto di accompagnare la Vita.

Prendersi cura degli anziani. Imparare a prendersi cura di chi prima si è preso cura di noi è sforzarsi di indirizzare le energie nell'aiutarli a stare bene, a sentirsi bene, riuscendo così ad aggiungere vita agli anni più che anni alla vita. Occorre essere consapevoli che è un privilegio averne cura perché essi sono portatori di quella saggezza che è anche frutto dell'esperienza perché il tempo è un grande maestro. Gli anziani aiutano a guardare alle vicende terrene con più saggezza, perché le vicissitudini li hanno resi esperti e maturi.
La saggezza non necessariamente coincide con il sapere molte cose ma ha a che fare con il senso, la radice e le ultime cause delle cose. Saggezza quindi che è conoscenza di sé e questa conoscenza non ha nulla a che vedere con le informazioni, con la cultura ma con la meditazione; saggezza come "fine ultimo", meta ideale della vita di ogni essere umano e sua massima espressione. "La vecchiaia è la condizione naturale e necessaria affinché avvenga quell’intensificazione delle proprie caratteristiche, uniche e irripetibili che costituiscono il senso autentico dell’esistenza. Invecchiare è una forma d’arte. Ogni uomo e ogni donna dovrebbero vivere in questo modo l’autunno della vita, creando le condizioni per il sorgere di quella figura sapiente alla quale ogni cultura affida da sempre un compito fondamentale: la trasmissione della Tradizione, di tutto quell’insieme di saperi, narrazioni, miti e leggende, che costituiscono le fondamenta della civiltà" (Hilmann). I valori affettivi, morali e religiosi vissuti dagli anziani sono una risorsa indispensabile per l'equilibrio della società, delle famiglie, delle persone. L'anziano può esprimere bene la superiorità dell'essere sull'avere e sul fare, in una società in cui la vita è dominata dalla fretta, dall'agitazione, non raramente dalla nevrosi e che sembra non avere più bisogno della saggezza, tutta protesa com'è sulle conoscenze ed il sapere. In una vita spesso dimentica degli interrogativi fondamentali sulla vocazione, la dignità, il destino dell'uomo, la terza età si presenta come tempo di meditazione e di chiarezza interiore.
Essi sono custodi della memoria collettiva e perciò interpreti privilegiati degli ideali e dei valori comuni che guidano e reggono la convivenza sociale.
"Escluderli è come rifiutare il passato, in cui affondano le radici del presente, in nome di una modernità senza memoria" (Giovanni Paolo II, Lettera agli anziani, 1999, n. 5, 10).
La memoria è la capacità di conservare nel tempo le informazioni apprese e di recuperarle quando servono. Ricordare è un processo attivo e dinamico, un sistema in continuo divenire, non informazione morta. É un percorso inarrestabile che continua per tutta la vita e per certi aspetti si può affermare che l'uomo è la sua memoria. Essa è il luogo dell’indispensabile discernimento, l’esercizio in cui il passato, anche se amaro, diventa nutrimento per il futuro. La memoria infatti non è la meccanica riesumazione di un evento passato che in esso ci rinchiude: al contrario, quando facciamo memoria noi richiamiamo l’evento accaduto ieri, lo invochiamo nel suo permanere oggi, lo sentiamo portatore di senso per il domani. In questa accezione la memoria apre al futuro e nel contempo attesta una fedeltà a eventi e verità, a un intrecciarsi di vicende che assume lo spessore di “storia”. La società oggi ricerca la formula della immortalità, della eterna giovinezza, senza rendersi conto che la vera immortalità è racchiusa nell'esperienza, tramandata da generazione in generazione, nella memoria. Memoria che ha un valore inestimabile e che dovrebbe essere conservata e tutelata gelosamente. Gli anziani ricordano sapori, colori, odori, suoni stregati di un epoca che non tornerà più e che nemmeno le più sofisticate apparecchiature sarebbero in grado di riprodurre. Essi sono pezzi integranti della storia, anzi sono la storia stessa.
Ma che ruolo oggi diamo agli anziani? In famiglia molto spesso sono i supplenti dei genitori, che per motivi di lavoro o per problemi di conflittualità sono poco presenti. Ma quando, affaticati o malati, non riescono più ad essere efficienti, ecco che cominciano a "dare fastidio". Così parla Papa Francesco: "Noi viviamo in un tempo nel quale gli anziani non contano. È brutto dirlo, ma si scartano. Perché "danno fastidio". Invece "gli anziani sono quelli che ci portano la storia, che ci portano la dottrina, che ci portano la fede e ce la danno in eredità. Sono quelli che, come il buon vino invecchiato, hanno questa forza dentro per darci un'eredità nobile". E come è bello poter sentire in famiglia persone che, rivolgendosi ai nonni magari non più autosufficienti, dicono con amore: di voi me ne importa ancora! E Com’è bello sognare con le nuove generazioni una Chiesa e un Paese capaci di apprezzare e sostenere storie di amore esemplari e umanissime, aperte a ogni vita, accolta come dono sacro di Dio anche quando al suo tramonto va incontro ad atroci sofferenze. Come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani! (papa Francesco). E come è bello avere anziani che incoraggiano i giovani trasmettendo il senso della fede e della vita!
E la chiesa che si prende cura dei bambini e degli anziani diventa la madre delle generazioni dei credenti e, nello stesso tempo, serve la società umana perché uno spirito di amore, di familiarità e di solidarietà aiuti tutti a riscoprire la paternità e la maternità di Dio.

L'agenda della settimana











Dalle Commissioni

Privacy policy e Disclaimer

P. IVA: 00038010963

La Mappa del Sito